Dal 7 al 14 agosto si svolge a Helsinki, Finlandia, il Campionato Europeo Laser 4.7. Eccezionale prestazione della flotta italiana, con tre equipaggi nei primi quattro posti: Giovanni Coccoluto primo, Davide Domeneghetti secondo, Mario Benini quarto. E proprio quest’ultimo rimane come congelato nelle fredde acque del Mar Baltico.
Partiamo dall’ottima organizzazione, un vero esempio: posti barca nominalmente assegnati, carrelli sempre ordinati e prontissimi al rientro, una segreteria efficientissima e, cosa gradita, un’ottima accoglienza.
A parlare delle gare, va innanzitutto detto che si disputano solo sette prove delle dodici previste. Ciò nonostante, sono belle prove con condizioni molto varie: sia per intensità e direzione del vento, sia per la condizione del mare.
Non avrei creduto di essere teso. E invece lo ero. Alla fine del Campionato avrei accumulato moltissima stanchezza e un gran mal di testa. In fondo trattasi pur sempre di un Campionato Europeo e, ad eccezione del primo giorno in cui parto male, combatto per le prime posizioni in classifica e ciò aumenta la mia concentrazione.
Tra noi italiani si crea una bella atmosfera: il forte legame che già univa me, Davide e Giovanni si va sempre più consolidando. È vero, in classifica siamo molto vicini nelle posizioni di testa, e la cosa crea una sana rivalità sportiva. Ma ciò nonostante mi rallegro sempre quando vanno bene, e lo stesso vale per loro.
Regatare in un giorno speciale ha un sapore particolare: il giorno più bello del campionato coincide con quello del mio compleanno, nel quale raggiungo la quarta posizione in classifica generale. Quarto a pari punti con il terzo. Sono contento sì, ma voglio migliorare e mi convinco che l’ultimo giorno avrò un vantaggio rispetto all’inglese davanti a me: la mia voglia di superarlo è maggiore della sua paura di essere superato.
Rimango in camera con Davide, che proprio lo stesso giorno passa da primo a secondo, a favore di Giovanni. Noto che lui è effettivamente seccato per aver perso un primato che per qualche giorno era stato suo. Sono certo che come me vuole per lo meno giocarsela l’indomani.
Peccato che ciò non sia possibile: assenza di vento, nessuna prova svolta.
Allora mi tornano in mente le parole di Chicco della mattina dell’ultimo giorno: “Mario io ho un sogno!”… si, è vero … anch’io lo avevo ... Ripenso alle posizioni perse il giorno prima, sarebbe stato sufficiente perderne una meno; ripenso a Giovanni, che sempre in quella prova si era fatto superare dall’inglese all’ultima poppa per colpa della scotta.
Rimango contento per l’ottimo risultato, anche se sento che manca qualcosa, l’ultima prova: meglio arrivare quarto regatando l’ultimo giorno. In fondo non temevo quelli dietro, lontani come punti.
Ma il tuffo rituale che Giovanni, Davide ed io abbiamo fatto nelle gelidissime acque del Baltico mi fece passare di mente questi pensieri, congelando il risultato e l’entusiasmo di festeggiare insieme a i miei amici di avventura.
Non vedo l’ora di scongelarli alla prossima occasione.
Mario Benini



